Prima di questo ho letto Cane Bianco e ancor prima ho riletto Clair de femme. E poi ho riletto La promessa dell’alba e La notte sarà calma… insomma Romain Gary è uno dei miei autori preferiti.
Pubblicato nel 1980, pochi mesi prima della morte, Gli aquiloni è l’ultimo romanzo di Gary. La storia è quella di due ragazzi che si amano e crescono prima, durante e subito dopo la Seconda Guerra Mondiale. Ludo e Lila si conoscono bambini in Normandia, nel villaggio di Cléry, dove lo zio di Ludo gestisce un piccolo albergo. Lei è polacca, ebrea, figlia di un ricco commerciante. Lui è un ragazzo di campagna che sogna di diventare un eroe. Il loro amore nasce tra gli aquiloni che Ludo costruisce e fa volare – aquiloni sempre più grandi, sempre più belli, sempre più impossibili – e cresce negli anni prima della guerra, quando tutto sembra ancora possibile. Poi arriva il 1940, l’occupazione nazista, la Resistenza. Ludo diventa aviatore della France Libre, combatte al fianco degli inglesi. Lila e la sua famiglia si nascondono, scappano, cercano di sopravvivere. E gli aquiloni diventano il simbolo di un amore che resiste alla distanza, alla guerra, alla Storia stessa. Gary costruisce un romanzo dove la dimensione privata e quella collettiva si intrecciano continuamente. La storia d’amore tra Ludo e Lila è anche la storia della Francia occupata, della Resistenza, della Shoah. E Gary non risparmia niente al lettore: la violenza dell’occupazione, l’orrore dei campi di sterminio, il tradimento, la paura. Ma anche la bellezza, il coraggio, la fedeltà. Quello che mi colpisce sempre di Roman Gary, è la lucidità dello sguardo. Non c’è retorica, non c’è sentimentalismo. C’è invece una consapevolezza profonda della condizione umana, della sua fragilità e della sua grandezza. Gary sa che l’amore non salva dall’assurdità del mondo, ma sa anche che è l’unica cosa che rende il mondo sopportabile. Gli aquiloni è un romanzo sulla memoria, sulla necessità di ricordare. È un romanzo sull’impossibilità di tornare indietro, sul peso della Storia sulle vite individuali. Ma è anche un romanzo sulla bellezza, su quegli aquiloni che continuano a volare anche quando tutto sembra perduto. E il finale… beh, il finale è Gary. Intenso, struggente, necessario.
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Gli aquiloni, di Romain Gary (Neri Pozza, 2017 (1980))







