Pubblicato nel 2022, “Ferrovie del Messico” è un diventato un caso editoriale, ha vinto numerosi premi, è stato tradotto in più lingue, ed è stato acclamato dalla critica: oltre 800 pagine nelle quali si diluisce una trama, apparentemente semplice, è ambientata nel febbraio 1944 ad Asti, durante la Repubblica di Salò. Francesco “Cesco” Magetti, milite della Guardia nazionale repubblicana ferroviaria, tormentato dal mal di denti, riceve un ordine assurdo dall’alto (dalle gerarchie naziste): compilare una mappa delle ferrovie del Messico. Per farlo, deve trovare un libro misterioso, la Historia poética y pintoresca de los ferrocarriles en México di Gustavo Adolfo Baz, che forse esiste, forse no. Attorno a questo Griffi costruisce è un romanzo corale pieno di personaggi speciali. Ci sono: Tilde Giordano, ragazza folle e colta di cui Cesco si innamora; Steno, partigiano senz’armi; don Tiberio, prete confinato per le sue “insane passioni”; Epa, cartografo samoano; persino Hitler ed Eva, ritratti in modo satirico mentre litigano sull’uso degli anglicismi. La qualità della scrittura è indiscutibile. Griffi padroneggia una grande varietà di registri linguistici: passa dal colloquiale al poetico, dal dialetto alla prosa lirica, dall’italiano colto alle parlate regionali. Gli elenchi infiniti – pagine dedicate all’accumulo di descrizioni, colori, figure mitologiche – rappresentano momenti di virtuosismo letterario che rimandano a Gadda, Joyce, Borges, alla grande tradizione della letteratura enciclopedica. Un virtuosismo che a volte può risultare un po’ fine a se stesso. L’ambizione di “contenere tutto”, quella che Marco Drago nella postfazione definisce la possibilità di un libro che “potrebbe non finire mai”, si può trasformare anche in un limite. Le digressioni generano altre digressioni, i personaggi si moltiplicano, i piani narrativi si accumulano, e il lettore rischia di smarrirsi non per la bellezza del labirinto, ma per la fatica del percorso. Intendiamoci, questa considerazione non sminuisce il valore dell’opera. Forse la identifica. La definisce. Poi ognuno ha i suoi gusti. Ferrovie potrebbe essere disturbante, ma è anche chiara l’aspirazione a ridefinire le possibilità della narrativa. Chi ama la letteratura che osa, che non teme di perdersi nelle sue digressioni, che costruisce universi infiniti attraverso la parola, troverà in questo libro un’esperienza unica. Gli altri potrebbero preferire narrazioni più asciutte, più contenute, più equilibrate, dove emerge meno la volontà di autore di mettersi in mostra o in monstre. Ed è legittimo. Personalmente, sono felice di aver letto questo romanzo. Mi ha fatto riflettere sulla scrittura, sull’equilibrio, sul coraggio necessario per tentare l’impossibile, sulla forza di un desiderio, su cosa mi piace, alla fine.
Gian Marco Griffi, Ferrovie del Messico, Laurana Editore, 2022.