
Ho scelto questo dipinto di Magritte (Decalcomania, 1966) per rappresentare l’imbarazzo.
L’imbarazzo è stato il tema che mi ha occupato negli ultimi anni. Ho scritto una “cosa” che forse va bene solo online, su questo blog o su un social. Non l’ho fatto per quello, ma effettivamente volevo scrivere un saggio come fosse un lungo reel. Un saggio che si scrollasse. E una volta scritto l’ho fatto leggere, ma le letture sono state faticose, difficili, quasi nessuno l’ha finito. A quel punto non sapevo cosa farne. Allora ne ho pubblicato qualche frammento, così, solo per non farlo intristire in un cassetto. All’epoca ancora pensavo di non dare alcuna forma a quel saggio. O meglio, pensavo di dargli la forma che hanno le cose adesso: piccoli pezzetti, frammenti di lettura e comprensione immediata. Poi, andando avanti, ho deciso di dargli almeno un verso, una direzione, un piccolo ordinamento interno. Nulla di eclatante, di particolarmente impegnativo. Ma ho ceduto e ho organizzato il testo per capitoli. Gli ho dato quindi una forma, ho preso una decisione. L’ho fatto per andare incontro alle persone che leggono. Così da adesso in poi, il testo scorrerà secondo quell’ordine. Inizierà dall’inizio e proseguirà fino alla fine.