Prologo

Prologo

In principio non c’è imbarazzo. 

L’uomo e la donna, appena creati, sono nudi ma non provano disagio per questo. Sono esposti l’uno all’altra senza che ci sia vergogna e nemmeno imbarazzo. Essi sono in pace con ciò che sono. Il testo ebraico recita: Vayyihyu sheneyhem ‘arummim, ha’adam ve’ishto, velo’ yitboshashu, ossia: «E erano entrambi nudi, l’uomo e sua moglie, e non si vergognavano l’uno dell’altra».

Ho letto questa frase diverse volte. Essa conferma ciò che avevo intuito tempo fa: il paradiso è il luogo, la situazione, la relazione, dove non c’è imbarazzo o vergogna per ciò che si è. Non perché Adamo ed Eva fossero stupidi o inconsapevoli. O forse sì, proprio come forma di stupidità sofisticata, quella infantile, quella innocente, quella ideale: uno sguardo che non giudica. Uno sguardo che vede le cose e dice: è nudo. Ed è tutto. Descrivere ciò che si vede e cercare di comprenderlo senza giudizio. Una forma di stupidità intelligente, saggia, direi piuttosto. Non c’è ancora la distanza che permette di vedersi, di considerarsi come oggetti, allora difettosi, inadeguati, esposti. In Paradiso c’è solo la presenza, l’immediatezza, il corpo che ancora non sa di poter essere ridicolo.

Poi qualcosa cambia. Istruiti da un serpente (ma perché il serpente lo fa? Come mai, in Paradiso, c’è un serpente? E come mai parla e istiga?) mangiano il frutto che avrebbe concesso loro la stessa conoscenza di Dio, e «si aprirono gli occhi di entrambi e conobbero di essere nudi». Non diventano nudi, lo erano già. Diventano consapevoli della nudità. E con questa consapevolezza arriva l’imbarazzo, la vergogna, la fuga, il nascondersi: le foglie di fico. 

Le foglie di fico sono il primo artefatto umano. La prima tecnologia costruita e conosciuta e non serve per mangiare o per ripararsi dal freddo. Nella Bibbia serve per nascondersi, per reagire all’imbarazzo di essere visti, di essere visti nudi. La cultura qui appare come un modo di reagire all’imbarazzo dell’esposizione, dell’esserci per l’altro. Appena nati come umani, Adamo e Eva, per prima cosa affrontano l’imbarazzo. 

Questo libro parla di quell’emozione così comune, così frequente, così oscura. Parla del rossore e del silenzio, dello sguardo abbassato e della voce che trema. Parla dei luoghi dove l’imbarazzo è più intenso e delle persone che sembrano immuni. Parla della storia, dell’arte, dell’amore, della morte.

E poi parla anche di me, di te, quando riesco, di voi, di noi. Perché non si può scrivere dell’imbarazzo restandone al riparo. Bisogna esporsi. Bisogna togliersi le foglie di fico, una a una, e accettare di essere visti. Attraversare l’imbarazzo è l’unico modo per non subirlo.

Autore: Max Franti

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