Q, di Luther Blisset

Questa è una recensione a posteriori. Tutte le recensioni lo sono, ma questa è molto a posteriori. Recensendo Mensaleri, di Wu Ming 2, mi sono reso conto che non avevo scritto nulla di Q e quindi questo post viene scritto dopo quasi vent’anni dalla lettura del romanzo.

Ci sono romanzi che hanno segnato la mia crescita e di cui, prima o poi, scriverò qui: Odile, di R. Queneau; Claire de femme, di R. Gary; La nausea di J.P. Sartre; Il mito di Sisifo di A. Camus; L’uomo senza qualità, di R. Musil; L’Aleph di J.L. Borges; I malavoglia, di G. Verga… e altri ancora

Ricordo benissimo Luther Blisset, calciatore inglese, centravanti, che giocava nel Milan nel 1983-84 con risultati deludenti. Il fatto che sia diventato per un certo periodo un nome multiplo adottato negli anni Novanta da centinaia di attivisti, artisti e performer in tutta Europa — particolarmente attivi in Italia — per firmare azioni di guerriglia mediatica, beffe ai danni dei mass media e opere artistiche collettive, mi ha sempre fatto piacere. La chiave ironica e provocatoria della scelta per me nascondeva anche il fatto che le vie della redenzione sono infinite. Blisset, da calciatore scarso è diventato un nome di un autore di un capolavoro. Q.

Come ho detto, ho letto Q tanti anni fa e l’ho letto per 36 ore di seguito, giusto un po’ di pausa per dormire. L’ho letto perché avrei incontrato per la prima volta uno degli autori. L’ho letto perché parlava di un periodo storico che credo sia fondamentale per la storia di Italia e d’Europa. L’ho letto così perché mi ha completamente rapito.

Q scritto nel 1999, è un romanzo storico che attraversa trent’anni di storia europea (1517-1555), seguendo un anabattista senza nome braccato dalla spia pontificia Q. Ma sotto la superficie dell’avventura picaresca si cela, per me, tra le tante cose una riflessione amara su un’occasione mancata. Una ricostruzione storica imponente e appassionante: Riforma, guerra dei contadini, assedio di Münster vengono restituiti con vividezza cinematografica. La tensione narrativa regge per oltre seicento pagine, e il tema dell’identità mutevole risulta straordinariamente attuale. L’operazione culturale — scrittura collettiva, copyleft — conferisce al libro una dimensione meta-letteraria unica.

Il vero cuore del romanzo è la mancata riforma della Chiesa e le sue conseguenze per l’Italia. Mentre il nord Europa protestante diventava il laboratorio della modernità, l’Italia si chiudeva nella Controriforma, perdendo il primato rinascimentale. Q, la spia, incarna l’apparato che impedì all’Italia di partecipare alla costruzione dell’Europa moderna. E per un voto. Un po’di fango, fuori Roma, e la storia non fu più la stessa.

Luther Blisset diventerà poi Wu Ming, collettivo di scrittori con numerosi romanzi storici e non solo, di grande fattura. Li ho letti tutti o quasi, sia quelli collettivi che quelli scritti da singoli, prima o poi recensirò anche quelli.

Mensaleri, di Wu Ming 2

Mensaleri è l’ultimo romanzo di Wu Ming 2, membro fondatore del collettivo narrativo Wu Ming, autore di opere che hanno segnato la letteratura italiana contemporanea a partire da Q (1999), firmato come Luther Blissett.

Il romanzo si sviluppa come una saga di oltre un secolo, dall’unificazione italiana fino agli anni Novanta del Novecento. Al centro della narrazione troviamo la cartiera Carmen (abbreviazione di Cartiera Mensa), costruita nel 1868 da Nazzaro Mensa sull’isola immaginaria di Parpai, lungo il fiume Leri. Di fronte allo stabilimento sorge Mensaleri, il villaggio operaio che prende il nome dalla famiglia fondatrice. Il progetto appare come il sogno di un imprenditore illuminato, il tipico paternalista di fine Ottocento, ma intorno a Nazzaro non ci sono solo ingegneri e tecnici: c’è anche un mago che legge i tarocchi e lo affianca nelle decisioni. E c’è un antico rituale attorno ai bachi da seta, una Madonna troppo svestita e vestali custodi di un antico segreto. La seconda linea temporale si apre nel 1995, quando la cartiera cade in disuso e il villaggio entra in crisi. Compare allora Riniero Mensa, pronipote del fondatore, con un ambizioso progetto di riconversione che promette di coniugare lavoro, ambiente e rigenerazione urbana. A dare voce alla memoria del villaggio viene chiamata Toni Pohlmann, regista teatrale, insieme alla figlia adolescente Neda. Entrambe scopriranno segreti rimossi, presenze inquietanti e conflitti mai sopiti.

Mensaleri è un romanzo complesso e stratificato, che coniuga la ricerca storica tipica del collettivo Wu Ming con elementi gotici, magici e di critica sociale. Lo fa con una scrittura rigorosa, sempre asciutta, mai enfatica, che non cede mai al bel gesto fine a se stesso. Del resto, il percorso artistico dei Wu Ming, insieme o come solisti, è uno dei più originali e interessanti del panorama italiano. A venticinque anni dall’esordio, i Wu Ming sono ancora (purtroppo) un unicum nella letteratura italiana: un esperimento di scrittura collettiva, di impegno politico-culturale e di narrazione storica che ha generato tanto entusiasmo quanto diffidenza, tanto studio accademico quanto polemica giornalistica. Indubbiamente, però sono un gruppo di scrittori con cui è bene confrontarsi, imprescindibili nel panorama artistico italiano. Il loro lavoro è caratterizzato da una coerenza e serietà da studiosi (di storia, innanzitutto, ma non solo) prima che da letterati, ed una ricerca di forme di dissidenza, di smarcamento dal modo usuale di fare “lo scrittore” o scrittura (si veda i loro spettacoli) che meritano attenzione e approfondimento. Il loro modo di riscrivere secondo linee aggiornate una visione “comunista” del mondo e delle sue dinamiche sociali, di classe, sarà anche criticabile, ma non è banale.

“Q”, scritto nel 1999 con gli autori neanche trentenni, è senza ombra di dubbio un capolavoro che segna una modalità di stare nella letteratura italiana che, almeno a mia conoscenza, non aveva (e non ha) precedenti, (né conseguenti). Una letteratura robusta che non cede a nessuna tentazione per il biografico, l’autobiografico o l’auto fiction. E Mensaleri non delude. Come sempre si avverte il grande lavoro di archivio, di studio, di precisione storica. Come sempre c’è una critica al capitalismo d’antan, alle sue forme che ha assunto nella storia, quasi sempre menzognere, perché, bisognerebbe avere il coraggio di dirlo più spesso, il capitalismo è una delle forme di sfruttamento delle persone più riuscite della storia. Anche in Mensaleri torna il particolare sguardo sul mondo dei lavoratori, della fabbrica, che tanta parte della nostra cultura ha segnato e che ahimé oramai è quasi scomparso e che ha da tempo smesso di essere rivoluzionario, per essere l’avanguardia di posizioni reazionarie. Come sempre c’è una scrittura equilibrata, pulita, sorvegliata, padroneggiata, al massimo, e di cui ho apprezzato tantissimo le parti scritte alla seconda persona plurale che danno una particolare enfasi al racconto. E proprio la coralità delle voci, il respiro secolare della narrazione e l’intreccio tra reale e fantastico ne fanno un’opera avvincente che interroga il rapporto tra lavoro, comunità e memoria.

Einaudi, Stile Libero, settembre 2025, pp. 469, € 21

Per approfondire il lavoro dei Wu Ming visita il loro sito Giap