Famiglia moderna

Una volta scrissi una poesia intitolata “Famiglia moderna” e diceva:

Un insieme di persone (almeno due)/ davanti alla televisione (almeno due).

Segnalavo un cambiamento sociale abbastanza evidente: le famiglie si riducevano a due persone e spesso queste due persone non avevano nemmeno un gran rapporto. Era una visione triste, pessimistica delle relazioni di coppia.

La cosa è cambiata, direi in peggio. Ma non a causa delle coppie o delle persone o della loro difficoltà a stare insieme. Il problema non sono loro, ma i loro modelli. E la continua visibilità dei modelli (ipotetici, finti) sui social rende il tutto ancora più difficile. L’immaginario di coppia è talmente assurdo che è chiaro che le persone siano per lo più insoddisfatte. Ci vorrebbe un immaginario diverso, più reale, realistico e soprattutto più umano. Dove con quest’ultimo aggettivo intendo la necessità di fare attenzione all’attaccamento che ho per certe idee o modelli. Le persone cambiano persone, partner, ma non idea. Ciò che fa male alle relazioni non è solo l’immagine che ne abbiamo, ma il margine che abbiamo per poterlo negoziare. In altre parole: è la rigidità con la quale siamo attaccati ai modelli che ci rende la vita difficile. Vederli continuamente ribaditi, non aiuta.

George Foreman sarà sempre con noi

Venerdì 21 marzo 2025 muore George Foreman. La storia di George Foreman è un potente esempio di resilienza, redenzione e reinvenzione. Il modo in cui ha elaborato la sconfitta terribile di quel 30 ottobre ’74 contro Muhammad Ali, il suo incredibile ritorno al pugilato e la riconquista del titolo mondiale all’età di 46 anni hanno sfidato le convenzioni e ispirato milioni di persone, dimostrando che l’età non è un limite per raggiungere grandi traguardi. Oltre al pugilato, Foreman è stato un grande imprenditore con la George Foreman Grill, diventando un’icona culturale al di là del mondo dello sport. Il suo impegno come filantropo attraverso il suo centro giovanile testimonia la sua evoluzione da combattente aggressivo a uomo di pace e di comunità. La sua storia, dal ruggito della giungla al tuono del campione anziano, è un esempio duraturo della forza dello spirito umano capace di superare le sconfitte, fare fronte ad ogni avversità e di sapersi reinventare. La sua eredità continua a vivere, non solo nei record sportivi e negli affari di successo, ma nel cuore di chiunque voglia riscattarsi o abbia mai osato sognare una seconda possibilità. George Foreman ci ricorda che la vera vittoria non è conquistare un titolo, ma trasformare la propria vita, grazie anche alla sconfitta e alla caduta nell’abisso, in un’opera d’arte di altruismo e speranza.

I miei 50 libri…

Il mio grande rammarico, morendo, sarà non aver letto abbastanza. I libri importanti per me sono più di 50, ma la vita s’illumina alla luce delle scelte che si fanno. Sono le scelte che testimoniano chi siamo. (L’ordine è casuale)

Fuori lista il primo libro che ricordo di aver letto: Dal Tamigi alle Amazzoni, di Attilio Rovinelli.

Cent’anni di solitudine, di Gabriel Garcia Marquez

Come salvarsi la vita, di Erica Jong

Il Tao della fisica, di Fritjof Capra

L’uomo senza qualità, di Robert Musil

Finzioni, di Jorge Luis Borges

Il libro del riso e dell’oblio, di Milan Kundera

Tanto amore per Glenda, di Julio Cortazar

Siddhartha, di Herman Hesse

L’albero della conoscenza, di Humberto Maturana e Francisco Varela

La realtà della realtà, di Paul Watzlawick

Tutte le poesie, di Giorgio Caproni

Il superuomo di massa, di Umberto Eco

Le città invisibili, di Italo Calvino

Contro il metodo, di Paul Feyerabend

Credere per vedere, di Wayne Dyer

XY L’identità maschile, di Elisabeth Badinter

Il gioco e il massacro, di Ennio Flaiano

Pensieri spettinati, di Stanislaw Lec

Detti e contraddetti, di Karl Kraus

Le nozze di Cadmo e Armonia, di Roberto Calasso

Gente sul ponte, di Wislawa Szymborska

La nausea, di Jean Paul Sartre

Lavorare stanca, di Cesare Pavese

Vita, istruzioni per l’uso, di George Perec

Odile,  di Raimond Queneau

Fuochi, di Margherite Yourcenar

Illusioni, di Richard Bach

L’arte di amare, di Erich Fromm

L’amore ai tempi del colera, di Gabriel Garcia Marquez

Bouvard e Pecuchet, di Gustave Flaubert

Frammenti di un discorso amoroso, di Roland Barthes

Emmaus, di Alessandro Baricco

Cristo si è fermato ad Eboli, di Carlo Levi

La cognizione del dolore, di Carlo Emilio Gadda

La metamorfosi, di Franz Kafka

Del senso, di Algirdas Julien Greimas

Autobiografia, di Charles Darwin

La vigna del testo, di Ivan Illich

Chiaro di donna, di Roman Gary 

Le trasformazioni dell’intimità, di Antony Giddens

Armi, acciaio e malattie, di Jared Diamond

Per un’ecologia della mente, di Gregory Bateson

Geografia infruttuosa, di Pablo Neruda

Semiotica, comunicazione e marketing, di Jean Marie Floch

Un altro giro di giostra, di Tiziano Terzani

I malavoglia, di Giovanni Verga

La galassia Gutenberg, di Marshall McLuhan

Antologia di Spoon River, di Edgar Lee Masters

Il libro della sovversione non sospetta, di Edmond Jabes

HHhH. Il cervello di Himmler si chiama Heydrich, di Laurent Binet

Devo molto anche alla consultazione dei seguenti libri scolastici:

Il materiale e l’immaginario, Antologia di Letteratura, a cura di Remo Ceserani e Lidia de Federicis.
Vocabolario della lingua italiana, di Giacomo Devoto e Gian Carlo Oli.
Dizionario etimologico, di Giacomo Devoto.
Filosofie e società, Antologia filosofica di Alessio, Vegetti, Fabietti, Papi.
Storia e storiografia, a cura di Antonio Desideri.
I miti greci, di Robert Graves.








E’ quel che è

È assurdo
dice la ragione
È quel che è
dice l’amore

È infelicità
dice il calcolo
Non è altro che dolore
dice la paura
È vano
dice il giudizio
È quel che è
dice l’amore

È ridicolo
dice l’orgoglio
È avventato
dice la prudenza
È impossibile
dice l’esperienza
È quel che è
dice l’amore

di Erich Fried,dalla raccolta  È quel che è. Poesie d’amore di paura di collera, Einaudi.

Le nostre imperfezioni

La cosa che noto di più, parlando con alcune persone, è la severità con cui si trattano. La conosco molto bene. E’ un desiderio poco consapevole di essere perfetti che porta ad essere molto cattivi con se stessi, quando si scopre di non esserlo.
Non ricordo da dove ho tratto questa storia. Ma oggi avevo desiderio di condividerla.
“Ogni giorno, un contadino portava l’acqua dalla sorgente al villaggio in due grosse anfore che legava sulla groppa dell’asino, che gli trotterellava accanto. Una delle anfore, vecchia e piena di fessure, durante il viaggio, perdeva acqua. L’altra, nuova e perfetta, conservava tutto il contenuto senza perderne neppure una goccia. L’anfora vecchia e screpolata si sentiva umiliata e inutile, tanto più che l’anfora nuova non perdeva l’occasione di far notare la sua perfezione:
“Non perdo neanche una stilla d’acqua, io!”.
Un mattino, la vecchia anfora si confidò con il padrone: “Lo sai, sono cosciente dei miei limiti. Sprechi tempo, fatica e soldi per colpa mia. Quando arriviamo al villaggio io sono mezza vuota. Perdona la mia debolezza e le mie ferite”.
Il giorno dopo, durante il viaggio, il padrone si rivolse all’anfora screpolata e le disse: “Guarda il bordo della strada”.
“Ma è bellissimo! Tutto pieno di fiori!”rispose l’anfora.
“Hai visto? E tutto questo solo grazie a te” disse il padrone. “Sei tu che ogni giorno innaffi il bordo della strada. Io ho comprato un pacchetto di semi di fiori e li ho seminati lungo la strada, e senza saperlo e senza volerlo, tu li innaffi ogni giorno”.
La vecchia anfora non lo disse mai a nessuno, ma quel giorno si sentì piena di gioia. Abbiamo tutti  ferite e screpolature, ma, se lo vogliamo, possiamo fare meraviglie con le nostre imperfezioni.”

100 anni e non sentirli…

Oggi la poetessa polacca Wisława Szymborska compie 100 anni, essendo nata il 2 luglio 1923 a Kornik. L’ho conosciuta il 9 febbraio 2000 perché ho segnato la data sul libro che mi è stato regalato quel giorno: Gente sul ponte edito da Scheiwiller. La poesia che quel giorno mi è stata letta era “Scrivere il curriculum”. Quella poesia è stata letta per aiutarci a non prenderci troppo sul serio. Credo che sia la cifra di molta poesia della poetessa polacca: prendere tutto come speciale e niente come veramente serio.

Se volete saperne qualcosa di più, Il Post ha pubblicato un articolo il giorno dopo la sua morte, il 1° febbraio 2012.


Cos’è necessario?
E’ necessario scrivere una domanda,
e alla domanda allegare il curriculum.

A prescindere da quanto si è vissuto
il curriculum dovrebbe essere breve.

E’ d’obbligo concisione e selezione dei fatti.
Cambiare paesaggi in indirizzi
e ricordi incerti in date fisse.

Di tutti gli amori basta quello coniugale,
e dei bambini solo quelli nati.

Conta di più chi ti conosce di chi conosci tu.
I viaggi solo se all’estero.
L’appartenenza a un che, ma senza perché.
Onorificenze senza motivazione.

Scrivi come se non parlassi mai con te stesso
e ti evitassi.

Sorvola su cani, gatti e uccelli,
cianfrusaglie del passato, amici e sogni.

Meglio il prezzo che il valore
e il titolo che il contenuto.
Meglio il numero di scarpa, che non dove va
colui per cui ti scambiano.
Aggiungi una foto con l’orecchio scoperto.
E’ la sua forma che conta, non ciò che sente.
Cosa si sente?
Il fragore delle macchine che tritano la carta.

Illusioni. Le avventura di un messia riluttante

Dopo il grande successo del Gabbiano Jonathan Livigston, Bach si cimenta con un’altra storia di crescita personale. Questa volta il protagonista è un pilota di aereo (il biplano, tanto caro a Bach) che porta le persone a spasso per aria e che un giorno incontro un collega molto particolare, Shimoda. Questi sembra non fare alcuna fatica, l’aereo sempre pulito, ma anche una malinconia di fondo e soprattutto possessore di un manuale che, alla fine, rimane al nostro protagonista. Sfogliandolo trova frasi lapidarie come: “Per vivere bene, bisogna sacrificare la noia. E non sempre è un facile sacrifico”. È il manuale per diventare messia. Ma Shimoda ha altri piani. L’ho letto la prima volta nel 1980, trovato per caso, su una bancarella di Pesaro. Mi accompagna da una vita. In fondo, molti di noi non hanno voglia di diventare ciò che possono.

Frammenti di un vangelo apocrifo (scelta da MF)

3. Sventurato il povero di spirito, perché sotto terra sarà quello che è ora sulla terra.
(…)
5. Beati quelli che sanno che il patimento non è un segno di gloria.
(…)
7. Felice colui che non insiste nell’avere ragione, perché nessuno ha ragione o tutti l’hanno.
8. Felice colui che perdona gli altri e colui che perdona se stesso.
9. Beati i mansueti, perché non consentono alla discordia.
10. Beati coloro che non hanno fame di giustizia, perché sanno che la nostra sorte, avversa o benigna, è opera del caso, che è inscrutabile.
11. Beati i misericordiosi, perché la loro gioia risiede nell’esercizio della misericordia e non nella speranza di un premio.
(…)
13. Beati coloro che soffrono persecuzione a causa della giustizia, perché ad essi importa più la giustizia che il loro destino umano.
14. Nessuno è il sale della serra; nessuno, in qualche momento della sua vita, non lo è.
(…)
16. Non c’è comandamento che non possa essere trasgredito, anche quelli che io dico e quelli che i profeti dissero.
(…)
24. Non esagerare il culto della verità; non c’è uomo che alla fine d’una giornata non abbia mentito, a ragione, molte volte.
25. Non giurare, perché ogni giuramento è un’esagerazione.
(…)
27. Io non parlo di vendette né di perdoni; la dimenticanza è l’unica vendetta e l’unico perdono.
28. Fare il bene al tuo nemico può essere opera di giustizia e non è arduo; amarlo è impresa d’angeli e non di uomini.
29. Fare il bene al tuo nemico è il miglior modo di compiacere la tua vanità.
30. Non accumulare oro sulla terra, perché l’oro è padre dell’ozio e questo della tristezza e del tedio.
31. Pensa che gli altri sono giusti o lo saranno, e se non è così non è tuo l’errore.
(…)
33. Da’ quel ch’è santo ai cani, getta le tue perle ai porci; quel che importa è dare.
(…)
40. Non giudicare l’albero dai suoi frutti né l’uomo dalle sue opere; essi possono essere peggiori o migliori di quelli.
41. Nulla si edifica sulla pietra, tutto sulla sabbia, ma noi dobbiamo edificare come se la sabbia fosse pietra.
47. Felice il povero senza amarezza o il ricco senza superbia.
48. Felici i coraggiosi, coloro che accettano con animo uguale la sconfitta o la palma.
49. Felici coloro che serbano nella memoria parole di Virgilio o di Cristo, perché daranno luce ai loro giorni.
50. Felici gli amati e gli amanti e coloro che possono fare a meno dell’amore.
51. Felici i felici.

di Jorge Luis Borges, Tutte le poesie, (1923-1976), Rizzoli, p. 251

Braccia ridate all’agricoltura

Ho sempre desiderato scrivere, ma non so né perché e né cosa. “Scrivere” poi non è nemmeno un modo esatto di descrivere la mia pulsione. Compongo continuamente nella mia testa frasi o abbozzi di storie che so che dovrei scrivere prima o poi, ma non lo faccio. Mi sembra una fatica immane e vuota. E così taccio e continuo a fare quello che devo fare. In fondo, ridò braccia all’agricoltura. 

In questa notte d’autunno

In questa notte d’autunno
sono pieno delle tue parole
parole eterne come il tempo
come la materia
parole pesanti come la mano
scintillanti come le stelle.
Dalla tua testa dalla tua carne
dal tuo cuore
mi sono giunte le tue parole
le tue parole cariche di te
le tue parole, madre
le tue parole, amore
le tue parole, amica.
Erano tristi, amare
erano allegre, piene di speranza
erano coraggiose, eroiche
le tue parole
erano uomini.

Nazim Hikmet

Non chiederci la parola

Non chiederci la parola che squadri da ogni lato
l’animo nostro informe, e a lettere di fuoco
lo dichiari e risplenda come un croco
Perduto in mezzo a un polveroso prato.

Ah l’uomo che se ne va sicuro,
agli altri ed a se stesso amico,
e l’ombra sua non cura che la canicola
stampa sopra uno scalcinato muro!

Non domandarci la formula che mondi possa aprirti
sì qualche storta sillaba e secca come un ramo.
Codesto solo oggi possiamo dirti,
ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.

Eugenio Montale, Ossi di seppia, 1925

Autostrada 99E da Chico

Stanno al suolo i germani reali,
è notte. Chiocciano
nel sonno e intanto sognano
il Messico e l’Honduras. Si china
il crescione su un fosso d’acqua irrigua
e i salici si abbassano,
sotto il peso dei corvi.
Campi di riso galleggiano sotto la luna.
E anche le foglie d’acero bagnate s’aggrappano
al parabrezza. Ti dico Maryann,
sono felice.

da Raymond Carver, Orientarsi con le stelle, minimum fax, p.81.

Ultima canzone

Dipinta, non vuota:
dipinta è la mia casa
del colore delle grandi
passioni e disgrazie
Ritornerà dal pianto
dove fu portata
con il suo tavolo deserto
con il suo letto rovinoso.
Fioriranno i baci
sopra i cuscini.
E intorno ai corpi
solleverà il lenzuolo
il suo intenso rampicante
notturno, profumato.
L’odio ammortisce
dietro la finestra.
Sarà artiglio soave.
Lasciatemi la speranza.

di Miguel Hernàndez

Primi incontri

Dei nostri incontri, ogni istante
festeggiavamo, come un’epifania,
soli, nell’universo tutto. 
Tu,
più ardita e lieve d’un’ala d’uccello,
come una vertigine scendevi,
saltando gli scalini, e mi conducevi
oltre l’umido lillà, nel tuo regno,
al di là dello specchio.
Quando giunse la notte, venne
la grazia, le porte dell’iconostasi
si aprirono, e nell’oscurità in cui luceva,
lenta si chinava la tua nudità.
Nel destarmi: “Tu sia benedetta”,
dissi, sapendo quanto irriverente fosse
la mia benedizione: tu dormivi,
e il lillà si tendeva dal tavolo
a sfiorarti, con l’azzurro della galassia, le palpebre,
e sfiorate dall’azzurro, le palpebre
stavano quiete e la mano era calda.
Nel cristallo pulsavano i fiumi,
fumigavano i monti, rilucevano i mari,
mentre assopita sul trono
tenevi in mano la sfera,
e – Dio mio! – tu eri mia.
Ti destasti e
il quotidiano vocabolario degli umani
cambiò, e i discorsi si riempirono
di senso vero, e la parola “tu” svelò
il suo proprio significato: “zar”.
Alla luce tutto si trasfigurò, perfino
gli oggetti più semplici – il catino, la brocca e l’acqua,
stavano tra noi, come sentinelle.
Chissà dove fummo sospinti.
Città sorte per incantesimo,
si aprivano al nostro sguardo, come miraggi,
la menta si stendeva sotto i nostri piedi,
e gli uccelli c’eran compagni di strada,
e i pesci risalivan i fiumi,
e il cielo si schiudeva al nostro sguardo…
Mentre il destino ci inseguiva,
come un pazzo con il rasoio in mano.
 
di Arsenj Tarkowskij tratta dal film Lo specchio, di Andrej Tarkowski