Parte prima, definizioni

Non conosco molte persone che sono indifferenti all’imbarazzo. O almeno, non sono imbarazzate per ciò che comunemente le persone lo sono. Ad esempio, A. non aveva paura di fare brutta figura, parlando male, un’altra lingua. Un giorno tenne una conferenza in un francese così approssimativo che alla fine una persona si avvicinò e disse: “Monsieur, vous avez beaucoup de courage! (Signore, voi avete molto coraggio)”. E se da una parte questa capacità di fare a meno dell’imbarazzo può sfiorare la patologia, dall’altra può sembrare una forma di libertà suprema: essere noi stessi, senza maschere, senza difesa, senza pudore, senza imbarazzo per ciò che si è o si sa di fronte agli altri. Il ritorno all’Eden. Forse una chiave per ridisegnare in cosa consiste una forma di libertà personale?

Così esiste una diversa soglia di imbarazzo tra le persone. Ci sono quelle che parlano tranquillamente di escrementi, sesso, fatti personali, religione o politica, senza alcun imbarazzo. E persone che al solo nominare certe parti del corpo arrossiscono. La parolaccia o la bestemmia mettono in imbarazzo, per questo fanno ridere. Alcuni argomenti non sono usati in pubblico o in determinati contesti. Un certo modo di porre le questioni diretto, stringato e molto mirato, viene vissuto come rude e spesso mette in imbarazzo le persone, soprattutto latine. L’interazione sociale è disseminata di piccoli momenti di imbarazzo. Spesso scorrono via rapidamente e rapidamente li rimuoviamo. A volte restano nei racconti. Dopo anni le situazioni d’imbarazzo diventano situazioni per ridere di sé o di altri.  

Il public shaming, ossia la cosiddetta “gogna digitale”, è la versione contemporanea della charivari. Con una differenza cruciale: la charivari aveva un termine, la gogna digitale è potenzialmente eterna. Il ridicolo digitale non conosce oblio. L’imbarazzo può essere per l’eternità. 

L’imbarazzo imbarazza a sua volta. Essere in imbarazzo è di per sé imbarazzante. Per questo poi è possibile che la situazione peggiori. Caduta in confusione, la persona fa qualcosa che non è né ciò che vorrebbe fare, né ciò che dovrebbe fare. Fa. E quello che fa può essere molto peggio di quello che ha fatto. L’imbarazzo si moltiplica.

L’imbarazzo è transitivo. Si passa, si contagia. Come altre funzioni del cervello, avrà a che fare con i neuroni specchio, i neuroni più famosi del mondo. È un’emozione che trova immediata risonanza nelle persone. È un’emozione di sponda, di secondo grado, di rimando, con diverse sfaccettature. Si è imbarazzati nel vedere qualcuno imbarazzato. Se si ha una certa intimità con la persona imbarazzata, l’imbarazzo si trasmette più violentemente. E poi si è imbarazzati al posto di qualcun altro. Lei veste così male che lui ne risente. Lui ha così poca cura di sé, che lei s’imbarazza quando sono fuori. Lui usa un linguaggio inappropriato e l’altro se ne imbarazza. Così come l’entusiasmo irrefrenabile di uno imbarazza l’altro. Proverbiale l’imbarazzo dei ragazzi nei confronti dei loro genitori. Succede quando si è adolescenti: i genitori sono figure imbarazzanti con le quali si preferisce non farsi vedere. Quando vanno a parlare con i professori, i genitori sembrano inadatti, inappropriati, impresentabili. Si parla meno dell’imbarazzo dei genitori nei confronti dei figli. Forse perché lo stereotipo vuole il genitore sempre felice del figlio, quando molto spesso, più spesso di quanto si dica, non è così. I figli possono essere fonte di grande imbarazzo. L’imbarazzo di chi ti sta accanto. L’imbarazzo è un’edera che s’inerpica sull’amore e lo rende meno limpido, lo crepa. Lo oscura. L’altro sente quell’imbarazzo e sotto di esso fatica a vedere il cuore.

L’imbarazzo genera imbarazzo. Esso è temuto in quanto tale. Si teme l’emozione e ciò che la può scatenare. Si rimane così, male, nella propria zona di comfort. Che poi proprio di comfort non è. Le persone pensano che nella zona di comfort si stia bene, ma non è così. Nella zona di comfort si evitano l’imbarazzo, la vergogna, la paura, ma non si sta affatto bene. Si sta solo comodi. E si può stare male e comodi. La sofferenza può coniugarsi con il comfort. 

L’imbarazzo è il primo segnale fisico del fatto che hai raggiunto il confine della tua zona di comfort. Si dovrebbe contare quante volte si è imbarazzati e si saprebbe quante volte ci si è avvicinati ai confini della propria zona di comfort. Evitare l’imbarazzo è evitare la vera conoscenza, quella che destabilizza, inquieta, fa soffrire e apre al nuovo. L’opposto dell’imbarazzo, non è solo il liberarsi di qualcosa, ma anche rimanere pervicacemente attaccati a ciò che è comodo o facile.  

Ma l’imbarazzo è innato o socialmente appreso? La domanda, consueta, è inutilmente binaria. La risposta è altrettanto scontata e non binaria: entrambi. Come ogni emozione, l’impulso ad agire è preordinato, ma il motivo per cui si agisce è appreso. Si può dire che tutti sono predisposti a provare imbarazzo, ma i motivi per cui ci si imbarazza sono diversi da società a società fino al singolo individuo. Così l’imbarazzo cambia nel tempo, nei luoghi, nei contesti. Qualcosa che imbarazza in una certa epoca può non imbarazzare in un’altra. Ciò che imbarazza in un certo luogo può non imbarazzare in un altro. Si pensi alle spiagge. Paolo Fabbri raccontava di una ragazza che, in treno, andando a Rimini, faticava a tenere bassa la gonna, molto corta. Era continuamente impegnata a tirarla giù mentre, seduta sul sedile del treno, la gonna tendeva a venir su e scoprire le sue gambe fino quasi ai fianchi. Poi, d’improvviso, arrivata alla stazione di Rimini, insieme ad altri ragazzi, si disfece della gonna e si lanciò verso la strada – che andava verso il mare – con il solo costume. 

La differenza tra timidezza e imbarazzo è semplice: la prima è un tratto stabile della personalità e non è una emozione. L’altro è la conseguenza emotiva di un evento puntuale. Il collegamento fra loro si trova nel fatto che il timido è spesso intento ad evitare fonti di imbarazzo.

L’imbarazzo attiva diversi sistemi motivazionali che spingono la persona a evitare la disapprovazione sociale e a riparare la propria immagine di fronte agli altri. I principali sistemi motivazionali attivati dall’imbarazzo sono:

  1. Motivazione alla correzione: l’individuo si impegna a correggere l’errore o l’infrazione sociale, spesso attraverso scuse o cambiamenti nel comportamento. Questo serve a ripristinare la propria immagine e a ridurre il disagio altrui.
  2. Motivazione all’evitamento: l’imbarazzo spesso porta a evitare future situazioni simili o a tentare di minimizzare la propria visibilità, ad esempio, cercando di distogliere l’attenzione da se stessi.
  3. Motivazione alla coesione sociale: in alcune situazioni, l’imbarazzo stimola comportamenti che rafforzano i legami sociali, come ammettere un errore e ridere insieme agli altri, mostrando umiltà e autenticità.

Questi sistemi aiutano a mantenere l’equilibrio nelle relazioni interpersonali e a proteggere l’individuo dall’esclusione sociale.

“Affrontare l’imbarazzo può essere difficile, ma ci sono dei passaggi che puoi intraprendere per gestire i tuoi sentimenti e andare avanti:

  • Riconosci l’imbarazzo: riconosci che ciò che senti è normale e naturale. Tutti vivono momenti imbarazzanti prima o poi, quindi non sei solo.
  • Respira e mantieni la calma: fai alcuni respiri profondi per calmarti. Non lasciare che il tuo imbarazzo si trasformi in ansia o panico.
  • Riformula la situazione: prova a guardare la situazione sotto una luce più positiva. Riesci a trovare umorismo in esso? È qualcosa da cui puoi imparare? Riformulare la situazione può aiutarti a sentirti più in controllo e meno imbarazzato.
  • Concentrati sul presente: non soffermarti sul passato o preoccuparti del futuro. Rimani presente e concentrati sul momento attuale.
  • Parla con qualcuno: condividi i tuoi sentimenti con un amico fidato o un familiare. Parlare della situazione può aiutarti a elaborare le tue emozioni e acquisire una prospettiva.
  • Pratica l’auto-compassione: sii gentile e comprensivo con te stesso. Non abbatterti per la situazione. Ricorda che tutti commettono errori e che stai facendo del tuo meglio.
  • Vai avanti: una volta che hai elaborato le tue emozioni, è il momento di andare avanti. Non lasciare che l’imbarazzo ti trattenga o ti definisca. Impara dall’esperienza e continua ad andare avanti.
  • Ricorda che l’imbarazzo è un’emozione temporanea e che alla fine passerà. Seguendo questi passaggi, puoi gestire i tuoi sentimenti e uscire dalla situazione.”