L’Hôtel del ritorno alla natura di Georges Simenon

Ogni tot tempo bisogna leggere un libro di Simenon. Non importa quale. Ma bisogna farlo con la stessa regolarità e direi abnegazione con cui lui li scriveva. Così, anche questa estate ho letto un libro di Simenon. Un Simenon insolito, direi, lontano dalle atmosfere più cupe dei Maigret e dei romans durs (tipo Il gatto, per capirci), ma non per questo meno acuto. L’Hôtel del ritorno alla natura è un romanzo breve, ironico e quasi farsesco, ispirato da una storia vera, costruito intorno all’idea — già sospetta nel titolo — che sia possibile liberarsi delle convenzioni della vita moderna semplicemente ritirandosi in un luogo “naturale”.

Simenon osserva con divertimento un piccolo universo umano nel quale il desiderio di autenticità finisce inevitabilmente per scontrarsi con abitudini, vanità, desideri e contraddizioni. La natura promessa come liberazione diventa così soprattutto uno specchio: tolte alcune convenzioni sociali, gli esseri umani non diventano necessariamente più semplici o più veri. E forse, la loro verità, sta in quelle convenzioni.

È proprio qui che il libro, sotto la leggerezza della commedia, acquista interesse. Simenon sembra suggerire che non esista un luogo capace di restituirci magicamente a una presunta autenticità originaria. Ovunque andiamo, portiamo con noi ciò da cui vorremmo fuggire.

Un Simenon minore, forse, ma intelligente e divertente: una piccola satira del desiderio molto moderno di “tornare alla natura” per ritrovare se stessi.

Autore: Max Franti

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