L’imbarazzo, frammenti sparsi

Legge tanto e non ricorda quasi niente. Passa da un libro all’altro senza sosta. Il che è imbarazzante, senza dubbio. Perché leggere non gli serve a niente. Se non che l’atto di leggere, sebbene sia solo un modo diverso di consumare, è lo scopo. Conoscere, sentire e poi dimenticare. Leggere è un atto fine a se stesso. Legge per leggere, non per altro. Il piacere di aprire e iniziare un libro. L’idea di ritrovarlo la sera. Scorrere le parole, capire il senso, riconoscere uno stile, comprendere una forma. Il contenuto è un pretesto. Tanto che legge di tutto. Romanzi di autori affermati, racconti di autori sconosciuti. Poesie, storie brevi, saggi, biografie. Tutto. In italiano, in francese, in inglese. (Sapere altre lingue espande enormemente le possibilità). Il caso guida le sue letture e non ha mai letto un libro che non abbia avuto a che fare con quel momento della sua vita. Un libro che poco prima di essere dimenticato non gli abbia fatto dire: “Ah ecco perché mi serve leggerlo ora!”. Conosce solo un altro atto che gli somiglia. Il sesso. Senza alcuna preoccupazione genitoriale, fa sesso per il gusto di farlo. Lo fa in tanti modi, con chi si può (non forza mai, non va a caccia). Ed è bello vedere sempre un modo diverso, un corpo diverso, dei comportamenti strani, inaspettati. Il godere è un pretesto. La cosa divertente è la varietà umana che si mostra. E, come con i libri, il sesso arriva, le donne arrivano, a caso, e non succede mai che non dica alla fine, prima di non vederla più: “Ah ecco perché ti ho incontrata!”.

Tratto da L’imbarazzo. Storie di una emozione, di Max Franti, in via di pubblicazione.

Autore: Max Franti

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