L’”imbarazzo” è una parola derivata dallo spagnolo embarazo, a sua volta proveniente da embarazar, che è un prestito dal portoghese embaraçar ‘allacciare, impacciare’. “Dalbaraço” è il ‘laccio’, di probabile origine preromana. L’imbarazzo è un ostacolo, un ingombro, un impaccio – etimologicamente, una legatura di laccio che impedisce i movimenti. Una breve, accennata, ma non per questo meno fastidiosa, paralisi dovuta a qualcosa che ingombra e impedisce. Così si comprende che ‘sbarazzarsi’ è proprio un liberarsi di qualcosa: «Mi voglio sbarazzare di questo vestito». L’imbarazzo è assumere un ingombro (in spagnolo embarazada è la donna incinta, che in effetti assume un ingombro: la propria pancia), che è lo sguardo degli altri o di sé su se stesso. Ma qui l’ingombro non è un bambino (che idea di infanzia soggiace allo spagnolo?), qui è il giudizio.
Tratto da L’imbarazzo. Storie di una emozione, di Max Franti, in via di pubblicazione.