Propizio è avere ove recarsi, di Emmanuel Carrère

Non so come sia possibile che io non abbia quasi mai recensito un libro di Emmanuel Carrère, uno dei miei autore preferiti.

Chiaramente, ho letto quasi tutto di lui… E così sto rileggendo. Questi giorni, cercando l’ispirazione per la forma di un nuovo libro, sto rileggendo la sua opera. Adesso sto rileggendo Il Regno, racconto del periodo cattolico di Carrère e anche biografia semi inventata di Luca. Ma intanto ho finito questa raccolta di saggi. Si tratta di una raccolta di reportage, interventi, saggi scritti tra il 1990 e il 2015. Alcuni mostrano il loro limite temporale, altri meno. Il titolo, tratto dall’I Ching, suggerisce un orientamento favorevole quando la vita offre molte strade – ed è esattamente ciò che il libro offre: molte strade, molte storie, una prospettiva, la sua. Carrère parla di Romania post‑Ceaușescu, di tribunali francesi, di casi umani al limite del sopportabile, della Russia di Putin, del mondo assurdo del Forum di Davos e della sua ricerca dell’“uomo dei dadi” – uno che decideva ttutto nella propria vita lanciando dadi. Ogni viaggio diventa occasione di riflessione sul proprio lavoro, sull’etica del narratore e sul confine tra racconto e vita. La scrittura è nitida, levigata, ironica: uno stile limpido e ritmato che incanta e tiene avvinghiati alle pagine, anche quando l’io narrante – ego centrale e trasparente – costituisce l’oggetto di osservazione più vivido. Il rischio è che, dopo un po’, la sua presenza diventi ingombrante. Allora viene la voglia di dire all’autore quello che Mario Monicelli diceva a Nanni Moretti nei suoi film: “Scanzate, famme vedè il film!”. È un rischio che si corre spesso quando si parla di sé nei propri libri. È un rischio che Carrère ama correre e è comunque bello vederglielo vivere.

Autore: Max Franti

Autore