L’imbarazzo, frammenti sparsi


L’imbarazzo è transitivo. Si passa, si contagia. Come altre funzioni del cervello, avrà a che fare con i famosi neuroni specchio. È un’emozione che trova immediata risonanza nelle persone. È un’emozione di sponda, di secondo grado, di rimando, con diverse sfaccettature. Si è imbarazzati nel vedere qualcuno imbarazzato. Se si ha una certa intimità con la persona imbarazzata, l’imbarazzo si trasmette più violentemente. E poi si è imbarazzati al posto di qualcun altro. Lei veste così male che lui ne risente. Lui ha così poca cura di sé, che lei s’imbarazza quando sono fuori. Lui usa un linguaggio inappropriato e l’altro se ne imbarazza. Così come l’entusiasmo irrefrenabile di uno imbarazza l’altro. Proverbiale l’imbarazzo dei ragazzi nei confronti dei loro genitori. Succede quando si è adolescenti: i genitori sono figure imbarazzanti con le quali si preferisce non farsi vedere. Quando vanno a parlare con i professori, i genitori sembrano inadatti, inappropriati, impresentabili. Si parla meno dell’imbarazzo dei genitori nei confronti dei figli. Forse perché lo stereotipo vuole il genitore sempre felice del figlio, quando molto spesso, più spesso di quanto si dica, non è così. I figli possono essere fonte di grande imbarazzo. L’imbarazzo di chi ti sta accanto. L’imbarazzo è un’edera che s’inerpica sull’amore e lo rende meno limpido, lo crepa. Lo oscura. L’altro sente quell’imbarazzo e sotto di esso fatica a vedere il cuore.

Tratto da L’imbarazzo. Storie di una emozione, di Max Franti, in via di pubblicazione.

Autore: Max Franti

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