Si vive solo due volte…

Ho comprato questo libro attratto dalla copertina. Adelphi continua a regalarci – si fa per dire – edizioni di rara bellezza, e questa collana tutta nera non smentisce la qualità grafica della casa editrice. Solo in un secondo momento ho scoperto che si trattava di un romanzo di Ian Fleming, con un’avventura di James Bond. Non avevo mai letto nulla di Bond: l’ho fatto adesso.

Durante la lettura riaffioravano alla mente immagini di Sean Connery e Roger Moore, anche se non ero sicuro di ricordare bene: in realtà ho visto pochi film della saga, almeno fino all’arrivo di Daniel Craig. A colpirmi, più che l’intreccio, è stata la ricchezza dei riferimenti alla cultura giapponese e al contesto internazionale dei primi anni Sessanta. Anche nella traduzione italiana si percepisce la qualità della scrittura: descrizioni precise, dialoghi scattanti, dettagli ben calibrati. Fleming, come osserva Umberto Eco, “è più colto di quanto lasci intendere”.

Su Bond si potrebbe discutere a lungo. Prima di leggere Fleming, avevo assorbito l’idea – soprattutto dalle riflessioni di Eco e da qualche film visto qua e là – che Bond fosse una figura piatta, psicologicamente inesistente. Invece, almeno in questo volume, qualcosa affiora: un accenno di complessità, una vibrazione più umana. Credo che questo abbia offerto poi la possibilità di rendere più spessa, umana, complessa la sua figura con l’arrivo di Daniel Craig e i registi che l’hanno diretto.

Di tutto il libro però mi è rimasta l’epigrafe, un haiku inventato da Bond nello stile di Bashō: un modo molto azzeccato di rendere conto di una verità:

“Si vive solo due volte:

una volta quando si nasce

e una volta quando si guarda la morte in faccia.”

Infine, giusto per divertimento, constato come in questo romanzo la donna del cattivo sia descritta come “molto brutta”. Di solito, le donne dei cattivi sono molto belle, appariscenti, iperfemminili. Al limite non sono molto sveglie (stanno con l’uomo sbagliato!). Qui invece Fleming non si piega allo stereotipo e descrive come brutta, quasi mostruosa, la donna del cattivo Blofeld. Ci sarebbe da approfondire.

Se vuoi vedere il libro può andare qui