Parte prima, definzioni

Sostantivo maschile, l’imbarazzo viene definito innanzitutto come ostacolo, impaccio o molestia. Qualcosa non scorre come dovrebbe. L’imbarazzo indica uno stato di perplessità in cui viene a trovarsi una persona che non sappia decidersi o che non veda via d’uscita da una situazione difficile, o che non sappia come rispondere a quanto le è chiesto. L’imbarazzo indica anche uno stato di disagio provocato da un sentimento di timore, di soggezione, di pudore.

Anche nella sua etimologia la parola ”imbarazzo” imbarazza per la molteplicità delle interpretazioni. L’”imbarazzo” sembra derivi dallo spagnolo embarazo, a sua volta proveniente da embarazar, che è un prestito dal portoghese embaraçar, “allacciare, impacciare”. Probabile che contenga in sé la parola “barra” o “sbarra” (in tedesco diventerà Sperren, ossia “chiudere”). Il baraço è, in portoghese, il “laccio”. L’origine di tutto questo probabilmente risale a prima dei romani. Infatti c’è chi avanza l’ipotesi che la parola contenga un nucleo celtico, baraz, rimasto così nella lingua basca e da lì trasferitosi alle altre lingue. Il significato di baraz sarebbe da intendere come “lento” o “tardo”. 

In ogni caso, l’imbarazzo sarebbe un ostacolo, un ingombro, un impaccio; etimologicamente: una legatura di laccio che impedisce i movimenti. Una breve, accennata, ma non per questo meno fastidiosa, paralisi dovuta a qualcosa che ingombra e impedisce. Così si comprende che “sbarazzarsi” è proprio un liberarsi di qualcosa. L’imbarazzo è assumere un ingombro (in spagnolo embarazada è la donna incinta), che è lo sguardo degli altri o su se stessi. Ma qui l’ingombro non è un bambino, qui è il giudizio.

Il contrario dell’imbarazzo è “sbarazzarsi”, ossia liberarsi di qualcosa. Se l’imbarazzo è un laccio, il suo contrario è la possibilità di un movimento. L’imbarazzo è allora qualcosa che appesantisce e l’imbarazzato combatte per riguadagnare la propria leggerezza perduta.

Un altro termine contrario al termine “imbarazzo” è “disinvolto”. Ossia: “non avvolto”. L’imbarazzato appare, nella sua chiusura, coinvolto, mentre nella sua apertura, il disinvolto, appare disimpegnato.

Articolata e complessa, nucleo di connessioni ramificate su altre emozioni quali la vergogna, l’ansia, il pudore, l’umiliazione, il senso di colpa, la paura, la sorpresa, l’emozione dell’imbarazzo è un nodo emotivo, centrale nella vita di una persona. 

L’imbarazzo è un’emozione sociale e segnala il processo di regolazione del nostro rapporto con gli altri. Se non ci fosse l’imbarazzo cosa farebbero le persone? L’imbarazzo permette la costruzione di confini e per questo anche di zone comuni. Aiuta la coabitazione, la comprensione, la costruzione di uno spazio sociale abitabile secondo norme condivise. L’imbarazzo è ecologico.

«L’imbarazzo è un’esperienza umana universale e può essere suscitata nel momento in cui ciascuno di noi presta particolare attenzione a ciò che altri stanno pensando di noi.» Al pari della vergogna, l’imbarazzo esige una condizione di autoconsapevolezza per la sua comparsa. È una situazione di «smascheramento» di sé. È come se un individuo perdesse la propria maschera e fosse percepito diverso da (o veramente per) quello che è. 

Esistono vari tipi di fonte d’imbarazzo: imbarazzo da «valutazione sociale», l’imbarazzo da «gaffe» e l’imbarazzo “da elogio”. 

Autore: Max Franti

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